PORTA DI S. BARTOLOMEO


E' ubicata sulla Via Lumagni, all'incrocio con Via Fermini.

E' l'unica porta superstite delle cinque che anticamente chiudevano gli accessi in Lugo. I borghi che si erano sviluppati lungo le tre vie più importanti (attuali Corso Garibaldi, Matteotti e Mazzini) erano circondati nel Medioevo da fosse rincalzate da argini, che racchiudevano la città ad anello lungo il percorso delle odierne strade circondarie.
Lugo, che - sviluppando i borghi fuori del primitivo nucleo fortificato accentrato attorno alla Rocca - aveva privilegiato l'aspetto commerciale, aperto, rispetto a quello di difesa, chiuso, ancora estremamente importante nei primi secoli dopo il Mille, non fu mai infatti protetta da una cinta muraria. Le porte che chiudevano gli ingressi delle città integrandosi a questo sistema di argini e fosse furono costruite, rifatte, demolite in età diverse. Questa di S. Bartolomeo, che in origine si chiamava S. Carlo, era una delle più antiche. Come le altre, aveva a difesa un terrapieno sul davanti, denominato rivellino. Era inoltre, a detta del Bonoli, la meglio protetta con fortificazione anche ai fianchi, poiché si trovava più lontano dalla cittadella ed era esposta alle scorrerie di chi riusciva ad entrare dalla Via Cento, difesa all'inizio del '600 solo dalla fossa. Durante la signoria estense esistevano quattro porte: questa di S. Bartolomeo, quella "della Madonnina" poi detta del Ghetto in fondo alla strada di Codalunga, probabilmente la più antica insieme a quella di Brozzi che si apriva sulla strada omonima, e la porta di Pontenuovo di cui non si sa nulla se non che era posta infondo alla strada che fiancheggiava la Rocca verso est terminando, più o meno, a fianco della attuale Piazza Garibaldi. In ognuna di queste stava un capitano, generalmente ferrarese, che provvedeva alla porta e veniva stipendiato dalla Comunità di Lugo.
La più recente fu quella costruita nel 1635 infondo alla strada del Limite, la porta di S. Maria, poi di Faenza, che sempre il Bonoli nella Storia di Lugo definiva "di tanta infelice struttura e sì angusta… specialmente in confronto dell'altre, le quali, benché malridotte conservano però non so che di grandiosità".
Malridotte probabilmente lo erano davvero, poiché due di esse vennero smantellate per essere immediatamente costruite secondo nuovi disegni, la porta di Faenza nel 1757 e quella di Brozzi nel 1821. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento poi vennero demolite definitivamente tre delle quattro porte superstiti. La prima ad essere abbattuta fu quella del Ghetto nel 1870, che aveva ancora la sua struttura originaria, La riedificata porta di Faenza, in stile barocco, pur essendo ancora funzionale e ben conservata, venne demolita nel 1907 insieme con quella di Brozzi - non ancora centenaria - di ispirazione invece neoclassica.
La porta di S. Bartolomeo già all'inizio del Novecento rimaneva dunque l'unica in città.